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Arcobaleno

La legenda del ponte dell’arcobaleno

Esiste un posto speciale dove Cielo e Terra sono molto vicini. E c'è un ponte di sette colori che unisce questi due mondi: il Ponte dell'Arcobaleno. Proprio accanto al Ponte c'è un meraviglioso giardino, pieno di fiori colorati e foglie che brillano come gemme. Qui regna un'eterna primavera, giorni di sole caldo si alternano a dolci notti di cieli stellati. E in questo giardino arrivano gli animali, quando muoiono.

E' un luogo davvero straordinario: tutti gli animali giocano e corrono in libertà, quelli che erano malati sono di nuovo sani, quelli che erano anziani sono di nuovo giovani e forti. Sarebbero pienamente felici se non fosse per un unico particolare: hanno nostalgia dei loro umani rimasti sulla Terra. E li aspettano.

Ma un giorno ecco che succede qualcosa... le orecchie si drizzano, il pelo freme, il naso coglie un odore mai dimenticato nell'aria... e subito un animale si stacca dal gruppo degli altri e corre, corre veloce come il vento. Perchè il suo umano è arrivato!

Ed il tuo amico è lì, bello e felice come non mai. Di nuovo puoi accarezzarlo, di nuovo puoi baciare il suo musetto, di nuovo puoi abbracciarlo e leggere nei suoi occhi tutto il suo amore. Ora nulla potrà mai più separarvi, mai più!

E insieme attraverserete il Ponte dell'Arcobaleno!


Autore Anonimo
La preghiera di un cane

Ho letto qualcosa sul giornale di oggi, che il mio umano mi ha mostrato, e voglio parlartene.

Trattami gentilmente, mio adorato padrone, perché nessun cuore in tutto il mondo è più riconoscente per la gentilezza del mio cuore pieno d'amore. Non umiliarmi bastonandomi, perché sebbene io leccherei la tua mano durante i colpi, la tua pazienza e la tua comprensione mi insegnerebbero più rapidamente le cose che vuoi.

Parlami spesso, perché la tua voce è la musica più dolce del mondo, come tu puoi capire dal mio selvaggio scodinzolamento, quando le mie orecchie in attesa sentono i tuoi passi.

Quando fa freddo e piove, per favore tienimi in casa, perché io ora sono un animale addomesticato, non più abituato alle intemperie. Ed io non chiedo maggior gloria che il privilegio di sedere ai tuoi piedi accanto al focolare. Anche se non avessi una casa, io ti seguirei attraverso il ghiaccio e la neve piuttosto che riposare sul più soffice guanciale nella più calda casa del mondo, perché tu sei il mio Dio ed io il tuo devoto adoratore.

Lasciami la ciotola piena di acqua fresca, perché, anche se non ti rimprovererei se fosse asciutta, non posso dirti quando soffro la sete. Dammi cibo sano, così posso stare bene, per giocare chiassosamente e ubbidire ai tuoi comandi, camminare al tuo fianco, ed essere pronto e capace di proteggerti con la mia vita se la tua fosse in pericolo.

E, adorato padrone, se il Padrone dei padroni volesse privarmi della salute o della vista, non mandarmi via da te. Piuttosto tienimi gentilmente tra le tue braccia in modo che le tue mani esperte mi concedano il pietoso favore dell'eterno riposo - e io ti lascerò sapendo col mio ultimo respiro che la mia sorte è stata sempre sicurissima nelle tue mani.


Bath Norman Harris
Testo elaborato a scuola per un compito in classe

Lo chiamavano in mille modi, non aveva un nome, le persone meno educate lo prendevano addirittura a parolacce... ogni volta che le vedevo farlo, speravo che lui non capisse, ma, nonostante lui fosse un cane e non poteva quindi sapere cosa gli stessero dicendo, capiva, capiva perfettamente gli umani e il loro mondo. Un cane senza razza, abbandonato a se stesso, lì sulla strada, non è un cane “cattivo” o pericoloso… Forse questa era l’unica cosa che lui non capiva:

«perché l’uomo mi chiama “bastardo” e mi considerano pericoloso, quando io non ho mai fatto del male a nessuno?»

Un giorno mi ci sono avvicinata e l’ho accarezzato. Nei suoi occhi potevo leggere benissimo cosa mi avrebbe detto se avesse potuto parlare, l’unica parola che gli umani non hanno ancora imparato a dire con il cuore, che non hanno ancora compreso... ”grazie”.

L’unico bastardo qui è l’uomo e questo me lo ha insegnato lui. L’uomo sa addestrare il cane a saltare nei cerchi, a correre più veloce di altri o a fare lo slalom.. ma a che scopo? Per vantarsene, ecco perché. L’uomo non capisce che l’unica cosa che provoca è sofferenza da parte dell’animale, che è nato per amare il suo prossimo.

Di certo se un cane randagio potesse parlare, non racconterebbe una stupida favola per bambini o una storiella, ma potrebbe solo raccontare le atrocità della vita, far capire all’uomo che la bellezza d’un cane , non sta nel pelo lucido, gli occhi azzurri, le orecchie a punta o la coda mozza; ma sta nel cuore, nella capacità di amare e di rispettare. Ci insegnerebbe anche che l’uomo è capace di amare, ma che vantandosi della sua capacità di comandare tutto e tutti, limita il suo cuore ad amare solo superficialmente oggetti senza alcun valore. E credo che uno dei valori più grandi della vita, la fiducia, solo il cane la può dare, che sia senza razza, a pelo corto o a pelo lungo...

Ogni volta che guardiamo i loro occhi dobbiamo capire ciò che il cane può dirci; perché non è vero che il cane è senza parola, il cane parla, è solo che noi non vogliamo ascoltarlo.

L’uomo deve essere paziente, così come lo è il randagio che, pazientemente, aspetta l’alba di un nuovo giorno nella speranza che qualcosa possa cambiare.


A. Petrillo di Roma, 17 anni